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Smart Family Day

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Smart Family Day

Il 17 novembre presso il Talent Garden Fondazione Agnelli, si è svolto il primo Smart Family Day, una giornata dedicata alla riflessione e alla proposta di soluzioni innovative per la famiglia.

L’organizzazione è stata curata da alcune professioniste operanti nelle tematiche trattate e connesse a Rete al Femminile Torino, associazione nazionale dedicata alle donne che lavorano in proprio, e da importanti ospiti, speaker e sponsor del settore familiare.

 

L’evento si è articolato in cinque momenti formativi su altrettante tematiche legate alla gestione familiare, quali:

  • Finanza e risparmio,
  • Inclusione e sostenibilità,
  • Accessibilità, condivisone e collaborazione sociale,
  • Didattica innovativa
  • Cultura e tempo libero.

 

Insieme a quattro workshop, laboratori pratici in cui genitori e figli hanno potuto imparare, divertendosi, alcuni dei principi sui temi precedentemente dibattuti.

Ne è scaturita una giornata ricca di spunti in cui sono state esplorate realtà e progetti presenti sul territorio, in cui fare rete e identificare le disponibilità a partecipare allo sviluppo del progetto con azioni concrete e condivise. Ma anche semplicemente per riflettere in modo pratico e costruttivo del proprio ruolo genitoriale e all’interno della coppia.

 

In particolare l’area “Finanza e risparmio”, nella quale ho avuto il piacere di essere coinvolta in prima persona, ha visto la compartecipazione di Roberta Rossi Gaziano e Giovanna Paladino. Due personalità d’eccellenza nel mondo finanziario, che hanno molto a cuore anche la divulgazione di tali tematiche.

Roberta è un consulente finanziario indipendente ed è co-fondatrice della società di consulenza SoldiExpert; nonché speaker di molte conferenze proprio sul tema della finanza personale insieme alla giornalista Debora Rosciani, con cui ha scritto il libro “Matrimoni&Patrimoni” di cui ha parlato durante l’intervento. Mentre Giovanna Paladino, direttore del Museo del Risparmio e capo dello staff dell’ufficio di presidenza di Intesa San Paolo, è anch’essa da sempre molto attiva su tematiche di educazione finanziaria e inclusione sociale.

 

Ci sono un paio di concetti che tengo a ribadire prima di lasciarvi agli estratti degli speach delle mie stimate ospiti:

Innanzitutto il patrimonio degli italiani non è più in linea con le esigenze moderne: troppe abitazioni che non producono un reddito, eccessiva liquidità lasciata sui conti correnti, ancora troppo esigua la parte del patrimonio che viene attivamente investita. Questa volta, per investimento non si è fatto solo riferimento al mercato mobiliare, ma anche agli investimenti in capitale umano, ossia in risorse investite nella formazione dei propri figli.

Formare e scoprire le inclinazioni dei propri figli è vitale per loro, molto più che entrare in possesso della proprietà di un immobile quando ormai si è in una fase matura della propria vita.

Per due ordini di motivi: in primo luogo perché viviamo in un mondo più inclusivo, ma contemporaneamente più selettivo rispetto ad un tempo, in secondo luogo perché contribuire da subito ad un progetto di vita del proprio figlio vuol dire anche levarlo dal “presentismo” dei nostri giorni, vuol dire aiutarlo a pianificare il suo futuro e a fare gli sforzi in un momento presente.

 

In secondo luogo, la stessa lungimiranza dev’essere presente in entrambe le figure genitoriali: la società moderna conta una moltitudine di forme familiari sempre meno classiche, in cui, per necessità o per virtù, tutti i componenti adulti contribuiscono economicamente alla vita domestica. Ma anche qualora si facesse parte della famiglia tradizionale, pensare in modo troppo aderente a tale modello potrebbe essere pericoloso per la stabilità e la sopravvivenza del proprio nucleo: sono molte le cose che possono andare storte, il percettore del reddito potrebbe rimanere senza lavoro, o lasciarci vedove (i dati Istat del 2017 hanno censito 750.000 vedovi contro 3.700.000 donne vedove), o meno drammaticamente rimanere in vita ma lasciare noi.

In tutti e tre i casi è meglio poter contare sulle proprie gambe, soprattutto in un momento in cui l’automazione e l’informatizzazione possono rendere meno necessari sempre più lavori e soprattutto in un momento in cui il diritto di famiglia sta rendendo le regole sempre meno tutelanti per le donne.

 

Non c’è bisogno di dover spartire grossi patrimoni come quelli di sentenze di divorzio discusse in ogni modo a mezzo stampa, come quelle di Lisa Lowenstein, o Veronica Lario o Debora Roversi, ex signora Pirlo; anche nel piccolo registriamo un effetto tale per cui la scelta di fare un passo indietro per favorire la carriera del marito diventa una scelta che le donne pagano più cara di prima. Perché una volta cancellato, o comunque enormemente ridimensionato il criterio del “mantenimento del tenore di vita”, il marito continuerà ad avere un capitale umano spendibile e a potersi rifare una vita lontano dall’ex coniuge senza obbligo di versarle assegni, mentre per la moglie che si è confinata esclusivamente in tale ruolo per 15-20 anni, tale scelta rischia di diventare una rinuncia definitiva all’autonomia e anche al benessere.

 

Per tanto, ora che anche il diritto ci porta ad essere sempre più responsabili delle nostre scelte, la realizzazione lavorativa appare sempre più irrinunciabile, e noi donne dobbiamo essere sempre più soggetti attivi nel mondo del lavoro e nel mondo economico.

 

La vera parità dei sessi è questa: essere uniti, solidali e forti insieme, ma anche molto autonomi.

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