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Populismo e rischio politico: quali conseguenze sui mercati?

Populismo e rischio politico: quali conseguenze sui mercati?

Il populismo, e i movimenti populisti, stanno riscuotendo successo perché canalizzano un disagio sociale rimasto per troppo tempo inascoltato. In questo senso la storia politica americana, europea e italiana sono simili e hanno conseguenze non solo nel contesto economico reale ma anche in quello finanziario.

 

Le premesse del populismo

Stiamo vivendo un cambiamento d’epoca, cambiano i nostri modi di vivere, pensare, consumare. Accanto al venir meno di certezze personali come il posto di lavoro e la capacità di acquistare una casa, assistiamo a fenomeni collettivi difficili da gestire e da prevedere negli esiti, quali: le grandi migrazioni, l’ingresso nell’economia industriale di paesi emergenti con sempre più peso politico ed economico, la rivoluzione tecnologica, che a volte ci appare come una benedizione, altre come una rovina. 

Se risulta facile descrivere cosa viene a mancare, non è dato sapere cosa stiamo guadagnando, e se stiamo guadagnando qualcosa da questi processi. Quel che spiazza è la facilità con cui alcuni diritti, e in particolare quello al lavoro, stiano decadendo, come se tutto ad un tratto ci fossimo accorti che il sistema in cui credevamo e di cui ci sentivamo parte andasse sorvegliato maggiormente.

 

I tratti del populismo

La colpa di molti leader appartenenti ai maggiori partiti politici degli scorsi anni è aver preso le distanze dalle richieste dei propri elettori, i quali, dal canto loro, hanno canalizzato il voto verso nuovi movimenti che rappresentavano il cambiamento o, più verosimilmente, la paura del cambiamento.

Il populismo può essere declinato in molti modi, ma alcuni elementi comuni lo definiscono:

– Si presenta come elemento di rinnovamento della vecchia classe politica

– Vede nella democrazia rappresentativa e in ogni forma di mediazione politica, una sottrazione di rappresentanza

– È trasversale, cioè coinvolge una moltitudine di persone attraverso un progetto politico in costante divenire.

– Si fa voce del popolo e si pone a protezione della sua identità.

Il modello populista è emerso come predominante nella quasi totalità dei paesi sviluppati, e pur avendo una connotazione politica non ha travolto solamente tale mondo, ma espande il dibattito anche agli altri ambiti; i casi più importanti nel nostro paese sono probabilmente quelli che hanno coinvolto la medicina e l’ecologia, ma ce ne sarebbero altri, nei quali il mondo accademico e intellettuale sono stati tacciati di cinismo e azioni contro l’interesse comune da alcuni esponenti di tali movimenti.

 

Le conseguenze sul quadro finanziario

Seppur presente, inspiegabilmente di minore importanza è risultato il dibattito intorno al settore bancario e finanziario. Se sulla carta stampata sono stati versati fiumi d’inchiostro, in concreto l’attività finanziaria è andata avanti quasi sempre tranquillamente tra salvataggi, aumenti di capitale, tassi controllati, eccezion fatta per il 2015, cioè l’anno della Brexit e di altre importanti scelte politiche che hanno creato dei momenti di instabilità sui mercati.

Anzi, analizzando la storia più recente vediamo che alcune misure populiste hanno addirittura accolto il favore dei mercati. In particolare nel 2017 il pacchetto di sgravi fiscali alle persone e alle imprese messo in atto da Donald Trump e l’elezione francese di un candidato pro-riforme come Emmanuel Macron hanno spinto i mercati verso nuovi massimi.

La situazione è cambiata nel 2018, in cui alcune scelte populiste hanno destato, e continuano a destare, preoccupazione: in particolare la politica estera americana che mira ad aumentare i dazi su acciaio, alluminio e probabilmente automobili; che vive frizioni con la Cina e con i suoi vicini, canadesi e messicani, per il rinnovo dell’accordo nord-americano sul libero scambio (NAFTA). Inoltre possibili problemi arrivano anche dal nostro continente per via del protrarsi dello stallo dei negoziati post-Brexit e gli esiti dell’alleggerimento delle politiche di austerità promessi dalla coalizione italiana.

 

Più in generale, ad una lettura a posteriori degli accadimenti degli ultimi anni, il populismo corre sui mercati a corrente alternata:

A tratti crea incertezza e pessimismo tra gli investitori più avveduti quando un leader di stampo populista è il primo a creare flussi di informazioni contrastanti o addirittura false, di cui Trump è l’emblema. Altre volte sostiene la crescita di alcuni segmenti di mercato: generalmente porta benefici alle categorie finanziarie collegate alle infrastrutture, poiché di norma una volta al potere i governi populisti, soprattutto dei paesi emergenti, aumentano la spesa in opere pubbliche per stimolare la crescita economica creando nuova domanda. E alle categorie dei consumi perché crea provvedimenti mirati a contrastare la disuguaglianza, e una maggiore spesa per i consumi, che si traduce anche ad un aumento dell’inflazione.

 

Ne possiamo concludere che i mercati non sono ideologici, per tanto non premiano o penalizzano alcuni programmi economici in quanto tali, ma si limitano a cogliere le opportunità che si presentanoe temono le manovre politiche il cui fine principale sia la crescita del consenso popolare a scapito della sostenibilità economica nel medio lungo periodo.

 

Proprio per questi motivi, l’unico suggerimento possibile, per chi vuole entrare nei mercati in momenti caldi dal punto di vista politico è valutare con ancora maggiore attenzione le proprie scelte in un’ottica di lungo periodo, perché sono i momenti di maggiore incertezza ma anche di maggiore opportunità.

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