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Comprensione dei Mercati Finanziari

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Uno sguardo ai mercati finanziari

Contesto di mercato 2018/ 2019

A fine 2017, le aspettative sui mercati per il 2018 erano positive al punto che diverse case d’investimento e non solo, lo avevano definito uno scenario “Goldi-loks” ossia “riccioli d’oro”, usando come riferimento la favola di Dickens, per descrivere il contesto ideale per entrare sui mercati, in quanto sostenuto dalla crescita economica globale sincronizzata e accompagnato da una bassa inflazione.

Nella realtà è successo il contrario e il 2018 è stato, per buona parte, un anno deludente che ci consegna nel 2019 un’economia mondiale tutt’altro che sincronizzata: le interruzioni nella catena di valore provocate dalla guerra commerciale stanno ridefinendo gli equilibri globali; le economie restano interconnesse, ma in un certo senso a causa di tensioni politiche e commerciali il mercato rischia di essere meno congiunto di un tempo.

In realtà, questo potrebbe avere anche i suoi lati positivi sui mercati finanziari, in quanto in futuro le economie sarebbero più autonome e meno facilmente soggette ad oscillazioni per quel che succede in altre aree a beneficio della diversificazione.

Una seconda buona notizia può essere costituita dalle valutazioni del mercato, ormai scese, che incorporano già i principali rischi. Tuttavia bisogna comunque fare attenzione perché non ci siamo ancora lasciati alle spalle le cattive notizie che l’anno precedente ci ha riservato (guerre commerciali e fragilità politiche) e il 2019 sarà un terreno nuovo per la politica monetaria.

Più in dettaglio:

 

Cos’è successo nel 2018

Le aspettative (con il senno di poi eccessivamente positive) di fine 2017 hanno retto solo il primo mese dell’anno: a gennaio, vi è stato un record positivo in termini di performance finanziarie tanto da renderlo il “miglior gennaio” dal 1987. Subito dopo, a febbraio, abbiamo assistito ad uno shock sui mercati che ci ha “regalato” un secondo record: la peggiore giornata borsistica dal 2011. La causa sembrerebbe essere stata la pubblicazione del dato (positivo) del mercato del lavoro americano: il timore era che un maggior potere d’acquisto dei lavoratori e consumatori statunitensi avrebbe potuto scatenare l’esplosione dell’inflazione; tale preoccupazione, poi rivelatasi infondata, ha ugualmente portato in primo luogo diversi operatori a consolidare le proprie posizioni finanziarie dopo i record registrati nel mese precedente (e quindi a massicci deflussi di capitale), e di conseguenza creato oscillazioni dei prezzi su tutti i mercati.

 

Da quel momento in poi è stato un rincorrersi di voci e tendenze che davano per realizzabile un imminente ritorno verso la normalità: d’altra parte l’improvviso crollo era dato da una valutazione sbagliata dei mercati a proposito di un dato positivo dell’economia reale. In effetti dati dell’economia reale sono tuttora positivi quasi ovunque, ma in questo caso non è bastato a far sì che i mercati riprendessero fiducia. Anzi il moltiplicarsi dei fattori di rischio, soprattutto di natura politica: la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, le sanzioni imposte all’Iran, le tensioni in medio Oriente, l’incertezza di leadership in Europa e la fragilità dell’economie emergenti legate al dollaro, hanno alimentato le preoccupazioni e pesato sulle decisioni d’investimento. Si può dire che le uniche classi d’investimento che si sono distinte per rendimenti positivi sono state quelle legate all’azionario americano e all’obbligazionario high yield.

 

Cosa ci si aspetta dal 2019

Gli investitori dovranno gestire molteplici fattori: è essenziale identificare le potenziali aree di investimento in miglioramento, quelle vicine a possibili eccessi e/o sul punto di svolta.

Uno di questi è rappresentato dai possibili errori politici delle banche centrali che una volta ritirati i programmi di quantitative easing, lascerebbero meno liquidità in circolazione e visto che la maggior parte di quella creata per effetti di tale programma è affluita in asset finanziari, sono proprio questi a destare più preoccupazione.

Le prospettive rimangono favorevoli, con qualche decelerazione soprattutto negli Stati Uniti, dove la crescita dovrebbe invertire la tendenza rispetto ai livelli straordinari raggiunti nel 2018. In uno scenario più equilibrato potrebbero trovarsi opportunità nelle aree più convenienti del mercato, in particolare in Europa, area che ha già scontato la maggior parte delle cattive notizie. Anche se per una vera crescita sarà probabilmente necessario attendere le elezioni europee a maggio 2019 e un chiarimento delle istituzioni europee sul processo di rafforzamento dell’architettura finanziaria dell’Eurozona.

Le economie emergenti, le grandi penalizzate dell’anno scorso, dovrebbero gradualmente ricominciare a tirare un respiro di sollievo: dobbiamo infatti ricordare che la crescita potenziale continua a favorirle, rispetto alle economie avanzate, anche se molte di esse sono fragili e/o molto indebitate. Tuttavia i rischi collegati alle misure protezionistiche degli Stati Uniti, potrebbero continuare ancora per un po’ a gravare sulla fiducia delle imprese e sugli investimenti. Quindi un eventuale ripresa arriverebbe dallo sviluppo delle infrastrutture e dalla robustezza dei consumi interni.

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