Noemi Zirpoli - Consulente Finanziario Torino
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Uno sguardo ai mercati finanziari

Contesto di mercato 2018/ 2019

Negli ultimi anni, complici anche crisi finanziaria e i mutamenti del sistema bancario, sono molti cambiamenti nelle abitudini finanziarie delle famiglie italiane nel loro modo di gestire il risparmio che si sono andate consolidando.

 

Un nuovo welfare

È evidente che il welfare non riesca più a garantire ampie coperture in merito alla spesa sociale e per questa ragione i cittadini debbano avere una maggiore responsabilità individuale sulle proprie scelte finanziarie.

La crisi economica ha inciso profondamente (in negativo) sugli assetti socio-economici della popolazione: il ceto medio risulta sempre più fragile, la disoccupazione e il precariato giovanile sono diventati la norma e sono sempre di più gli anziani che a causa del prolungarsi della vita media, della carenza di strutture di supporto e dell’impossibilità di molte famiglie di farsene carico, necessitano di assistenza e protezione.

 

Obiettivo primario risulta oggi essere la protezione dei grandi rischi, ma anche l’utilizzo ottimale del proprio risparmio, sia per costruirsi un capitale da destinare a progetti specifici di medio o di lungo periodo, sia per effettuare investimenti di tipo finanziario, in vista di ottenere degli introiti aggiuntivi rispetto al reddito, sia per preservare il valore di quanto si è accumulato con fatica.

 

Polarizzazione della ricchezza e necessità di risparmio

Il processo di polarizzazione mondiale della ricchezza si conferma anche in Italia, dove l’1% della popolazione detiene oltre il 20% della ricchezza. La quota di risparmio accantonata dalle famiglie è più bassa rispetto a quella degli anni precedenti alla crisi e tale fenomeno è riscontrabile non solo all’interno delle classi sociali, ma anche e soprattutto nelle dinamiche generazionali a vantaggio delle generazioni più anziane.

Se è vero che la composizione della ricchezza è influenzata da fattori di diversa natura, certo è in linea di massima il grosso del risparmio è stato accumulato dal dopoguerra in poi. Da quel momento ogni generazione è stata più ricca della precedente, per tanto se una persona prendeva una decisione sbagliata in merito ai propri investimenti a quei tempi questo non era così grave, perché il Paese era in crescita e le possibilità per ricreare la propria ricchezza erano maggiori. Ora invece i presupposti non sono gli stessi, questo non vuol dire che non si risparmia più, ma ora l’impatto di una scelta sbagliata sulle proprie finanze è più grande ed è più difficile rimediare.

 

La discesa dei tassi

A completare il quadro nello stravolgimento nelle abitudini degli investitori ci sono infine i tassi a zero, o addirittura negativi Infatti per molto tempo gli italiani hanno potuto contare sui sostanziosi tassi di interesse dei titoli governativi senza assumersi particolari rischi vista la garanzia statale e la tassazione favorevole. Poi tutto questo è finito anche a causa delle manovre delle Banche Centrali di tutto il mondo che sono ricorse a politiche monetarie non convenzionali quali il Quantitative Easing comprimendo i rendenti dei tassi d’interesse.

Quantitative Easing è un’operazione mediante la quale la Banca Centrale si pone come investitore nella propria economia acquistando azioni o titoli di stato per stimolare la crescita. Di conseguenza le banche e le società dispongono di nuovi capitali e in teoria concedono più mutui e prestiti con effetto maggiore attività economica e nuovi posti di lavoro che equivale all’allargamento della massa monetaria e la stampa di nuovo denaro.

Tuttavia, quando una crisi del sistema economico è molto profonda, questo strumento da solo non è adeguato a rilanciare in modo significativo l’economia di un Paese. E vi è anzi il rischio di entrare in deflazione.

 

La trappola della liquidità

Ogni volta in cui le aspettative di crescita di un paese non sono positive si torna a parlare di patrimoniale, e per la verità qualche istituto di credito anche italiano sta di fatto applicando i tassi negativi sui depositi. Questo rappresenta un grande problema per i molti investitori che stavano accantonando fortune sui conti correnti; per tanto non resta che o arrendersi alla trappola della liquidità o cercare rendimento in classi d’investimento più rischiose; e in quest’ultimo caso anche se può far paura non può che essere la decisione più saggia.

 

Più diversificazione nella composizione del portafoglio

A partire dal 2014, le famiglie italiane, hanno investito in strumenti gestiti dagli investitori istituzionali quasi 300 miliardi di euro, provenienti in larga parte dal decumulo di obbligazioni bancarie di titoli pubblici e immobiliari. Tale tendenza denota probabilmente una maggiore consapevolezza da parte dei risparmiatori del fatto che le cose stanno cambiando. Un cambio di passo molto importante per le famiglie italiane da sempre detentrici in grande misura di tali asset. Questa profonda ricomposizione ha reso il portafoglio delle famiglie italiane sempre più internazionalizzato e diversificato per settori d’investimento.

 

Cambio negli equilibri economici mondiali

In un momento in cui sembra che le Banche Centrali non siano ancora pronte a ritirare i programmi di Qe, come annunciato, stanno emergendo sempre più centri di potere economici diversi, ci si riferisce alle economie emergenti, le grandi penalizzate dell’anno scorso. E’ essenziale identificare le potenziali aree di investimento in miglioramento, quelle vicine a possibili eccessi e/o sul punto di svolta. I paesi emergenti, e in particolare gli asiatici hanno gradualmente ricominciato a tirare un respiro di sollievo: dobbiamo infatti ricordare che la crescita potenziale continua a favorirle, rispetto alle economie avanzate, anche se molte di esse sono fragili e/o molto indebitate.

Tuttavia i rischi collegati alle misure protezionistiche degli Stati Uniti, potrebbero continuare ancora per un po’ a gravare sulla fiducia delle imprese e sugli investimenti. Quindi un eventuale ripresa arriverebbe dallo sviluppo delle infrastrutture e dalla robustezza dei consumi interni.

 Le economie sarebbero più autonome e meno facilmente soggette ad oscillazioni per quel che succede in altre aree a beneficio della diversificazione.

Investire in megatrend

Un altro importante elemento di diversificazione, nonché di possibilità performance, sono i settori in cui si investe, in particolare quelli ad alto tasso d’innovazione. In gergo finanziario, si chiamano megatrend, e ci si riferisce ad elementi disruptive che modelleranno il futuro nei prossimi decenni, costituendo un motore fondamentale di crescita negli investimenti a lungo termine. Più in particolare la maggior parte delle principali economie mondiali è soggetta a profonde rivoluzioni di carattere demografico, ambientale e tecnologico, Forze strutturali che delineano il mondo e le società di domani e aiutano l’investitore a guardare oltre alla volatilità di breve termine.

Gli investimenti sostenibili

A fianco di alcune rivoluzioni in settori chiave si pone il problema della direzione che alcuni processi produttivi e sociali stanno prendendo. Siamo assistendo a una convergenza degli interessi di famiglie, imprese e Stati, il progresso tecnologico e l’aumento della sensibilità verso i grandi temi della sostenibilità ha innescato un movimento globale teso alla salvaguardia delle risorse naturali e dei diritti dell’uomo.

 

Fintech e insurtech

I volti della rivoluzione tecnologica sono molti, certamente se pensiamo agli anni duemila non possiamo che pensare ad alcuni colossi quali i FAANG, ma l’influenza profonda che il settore della tecnologia sta avendo sull’economia globale è diverso tipo.

Se pensiamo al settore bancario, le banche che pure nel corso dei secoli sono state considerate come un’insostituibile apparato della società, oggi si trovano ad affrontare una serie di sfide come mai in passato: i progressi tecnologici, uniti alla perdita di fiducia della da parte dei risparmiatori hanno creato un ambiente favorevole per la crescita dei servizi fintech. 

 

Già oggi i clienti non hanno più bisogno di andare fisicamente in banca per svolgere determinate operazioni (ad esempio prelievi o depositi, acquisto titoli …) o per sottoscrivere pacchetti assicurativi base.

In secondo luogo grazie all’utilizzo dei blockchain ossia registri elettronici sostanzialmente immuni da manomissioni, anche il personale addetto alla verifica e al controllo delle varie operazioni potrà essere sostituito dalla tecnologia.

In ultimo se i robot-advisor dovessero in un futuro prende piede tra i clienti finali, i consulenti finanziari vedrebbero ridursi il proprio ruolo fondamentale di guida nel mondo degli investimenti. Anche se va detto che per contro i professionisti che vogliono entrare nel mondo della finanza o intraprendere un nuovo percorso di carriera possono trovare nella tecnologia un valido supporto al proprio lavoro.

Il consulente finanziario

Senza nulla togliere a quanto detto, ai giusti progressi tecnologici e all’inarrestabile avvento dell’automazione in tutti gli ambiti, diventa sempre più determinante in fasi di mercato dettate dall’incertezza e dalla complessità affidarsi alla cura di un professionista che possa occuparsi degli interessi del risparmiatore in funzione dei suoi obiettivi di vita, non solo nella ricerca di una rinnovata efficienza, ma anche e soprattutto nella gestione e protezione dei rischi. Per questo sono sempre più numerose le famiglie orientate verso una gestione professionale del risparmio e il mercato è ormai maturo per riconoscere al consulente finanziario un ruolo sociale.

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