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Distribuzione della ricchezza globale, continua il divario

Distribuzione della ricchezza globale, continua il divario

Distribuzione della ricchezza globale, continua il divario

 

Credit Suisse nel suo rapporto Global wealth 2019, arrivato ormai alla decima edizione ha tracciato i confini della ricchezza mondiale e della sua ripartizione, quel che emerge è che purtroppo la strada verso l’equa distribuzione della ricchezza è ancora lunga.

Stati Uniti e Cina in testa alla classifica dei paperoni

Il valore della ricchezza globale è salito di oltre 9 mila miliardi e nonostante lo scontro sulle tariffe commerciali, l’apporto maggiore a questa crescita è dato proprio Stati Uniti, con 3,8 mila miliardi, e Cina, con 1,9 mila miliardi di dollari;  L’Europa segue al terzo posto, con 1,1 mila miliardi di dollari. 

 

La mancata redistribuzione: un problema di democrazia

Nonostante il picco di ineguaglianza sia stato raggiunto nel 2016 e da allora sembra sia cominciato un trend discendente, la distribuzione di queste risorse finanziare continua a essere poco egualitaria: più della metà della popolazione mondiale può contare su un patrimonio netto inferiore ai 10 mila dollari, pertanto così quasi l’1 per cento delle persone milionarie possiede collettivamente il 44 per cento della ricchezza globale.

Tale disuguaglianza che non si verifica solo tra regioni geografiche e classi sociali, ma sempre di più tra generazioni all’interno dello stesso paese. In particolare, i millennial sono un gruppo molto svantaggiato rispetto ai baby boomer che li hanno preceduti, e non solo a causa degli effetti della crisi finanziaria ma anche per una serie di difficoltà economiche che caratterizzano l’epoca attuale come le scarse prospettive di lavoro che ne sono seguite, e gli elevati prezzi delle abitazionibassi tassi d’interesse e redditi bassi, e hanno quindi maggiori difficoltà ad acquistare immobili o accumulare un patrimonio.

 

 Come riequilibrare le cose: la questione fiscale

Se i governi facessero pagare all’1% più ricco anche solo lo 0,5% di imposte in più sul proprio patrimonio, stando ai calcoli riferiti dal Sole24ore, a inizio anno, sarebbe possibile mandare a scuola i 262 milioni di bambini che non accedono ad un istruzione e fornire un assistenza sanitaria a 3,3 milioni di persone

 

La responsabilità degli Stati

Sempre stando all’articolo del Sole24ore i super-ricchi, avrebbero inoltre concentrato 7.600 miliardi di dollari nei paradisi fiscali: nell’insieme, ciò sottrae ai Paesi in via di sviluppo 170 miliardi di dollari all’anno. Colpa soprattutto dei governi statali che non assicurano che le multinazionali e i super-ricchi paghino la loro quota di tasse. Negli Stati Uniti, ad esempio, 60 delle 500 società più grandi, tra cui Amazon, Netflix e General Motors, non hanno pagato imposte nel 2018, nonostante gli utili siano stati 79 miliardi di dollari. Per contrastare il fenomeno Germania e Francia hanno avanzato l’ambiziosa proposta di introdurre a livello mondiale un’imposta minima sulle società. Tale manovra certamente avrà molti e potenti oppositori, ma se introdotta potrebbe fornire risorse preziose, certamente sarebbe un grosso passo avanti verso la redistribuzione e la giustizia. 

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