Eredi adulti esaminano beni di famiglia e una cassaforte durante un inventario patrimoniale, a rappresentare come composizione e destinatari incidano sulla successione.

Imposta di successione: quanto si paga davvero e da cosa dipende

Aliquote e franchigie non bastano a capire quanto costa una successione. Contano chi eredita, cosa riceve, la composizione del patrimonio e la liquidità disponibile.

di Noemi Zirpoli Tempo di lettura

«Se lasciassi un milione di euro ai miei figli, quanto pagherebbero di successione?»

La domanda sembra semplice. Ma manca almeno metà delle informazioni necessarie per rispondere.

Un milione lasciato a chi? A un figlio? A due figli? A un fratello? Al proprio compagno? A una persona senza rapporti di parentela?

E poi: un milione di che cosa? Liquidità? Immobili? Titoli di Stato? Partecipazioni societarie? Altri investimenti?

La cifra totale del patrimonio, da sola, non permette di sapere quanto costerà fiscalmente il suo trasferimento. Perché l’imposta di successione italiana non funziona come una percentuale unica applicata indistintamente a tutto ciò che una persona possiede.

Contano almeno tre elementi: chi eredita, quanto riceve e che cosa riceve.

Nel 2026, per esempio, i trasferimenti a favore del coniuge e dei parenti in linea retta — quindi, tra gli altri, figli e genitori — sono soggetti all’aliquota del 4% soltanto sulla parte che supera 1 milione di euro per ciascun beneficiario. Per fratelli e sorelle l’aliquota è del 6% oltre una franchigia di 100.000 euro per beneficiario; per altri parenti previsti dalla normativa si applica il 6% senza franchigia e per gli altri soggetti l’8% senza franchigia.

Questo significa che persino due successioni dello stesso valore possono produrre conseguenze fiscali molto diverse. Ma soprattutto significa che concentrarsi soltanto sull’aliquota rischia di farci perdere il vero problema.

La domanda più utile è: come è costruito il patrimonio che dovrà passare agli eredi e che cosa succederà quando quel passaggio avverrà?

Prima di calcolare l’imposta bisogna capire la franchigia

La parola franchigia genera spesso confusione. Non è una detrazione dall’imposta. È una parte del valore trasferito sulla quale, quando prevista, l’imposta di successione non si applica.

Prendiamo un esempio estremamente semplice. Un genitore lascia a un unico figlio beni imponibili per 1.200.000 euro. Supponendo, per semplicità, che non vi siano altri elementi che modificano il calcolo: valore attribuito al figlio 1.200.000 euro, franchigia 1.000.000 euro, parte eccedente 200.000 euro, aliquota 4%.

L’imposta sarebbe quindi calcolata sui 200.000 euro eccedenti la franchigia, non sull’intero milione e duecentomila. Il 4% di 200.000 euro è 8.000 euro.

Il principio importante non è però il risultato di questo esempio. È capire che aliquota × patrimonio totale può essere un calcolo completamente sbagliato.

La franchigia è per beneficiario: anche questo cambia molto il risultato

Consideriamo ora un patrimonio imponibile di 2.400.000 euro destinato a due figli in parti uguali. Ogni figlio riceve 1.200.000 euro. Per ciascuno: 1.000.000 euro rientrano nella franchigia, 200.000 euro rappresentano l’eccedenza, il 4% di 200.000 euro corrisponde a 8.000 euro.

L’imposta complessiva dell’esempio sarebbe quindi 16.000 euro, considerando soltanto l’imposta di successione e assumendo che l’intero patrimonio preso nell’esempio sia imponibile.

Se invece gli stessi 2.400.000 euro fossero attribuiti interamente a un solo figlio, l’eccedenza rispetto alla sua franchigia sarebbe di 1.400.000 euro.

A parità di patrimonio familiare, quindi, la distribuzione tra i beneficiari può cambiare anche la base sulla quale viene applicata l’imposta.

È uno dei motivi per cui una successione non si pianifica guardando soltanto il valore complessivo del patrimonio.

Le aliquote cambiano in base a chi eredita

Beneficiario Franchigia per beneficiario Aliquota sull’eccedenza imponibile
Coniuge e parenti in linea retta 1.000.000 € 4%
Fratelli e sorelle 100.000 € 6%
Altri parenti fino al quarto grado e affini previsti dalla legge Nessuna 6%
Altri soggetti Nessuna 8%
Persona con disabilità per cui ricorrono i requisiti previsti dalla normativa 1.500.000 € Aliquota applicabile secondo il rapporto

La differenza può essere molto significativa. Immaginiamo un trasferimento imponibile di 300.000 euro.

Se il beneficiario è un figlio, quella somma rientra interamente nella franchigia di un milione prevista per quel beneficiario. Se è un fratello, la franchigia è di 100.000 euro e il 6% viene applicato ai 200.000 euro eccedenti: nell’esempio, 12.000 euro. Se invece la stessa somma viene lasciata a una persona alla quale si applica l’aliquota dell’8% senza franchigia, il calcolo porta a 24.000 euro.

Stesso patrimonio trasferito. Tre risultati differenti.

Un patrimonio da un milione non significa automaticamente pagare l’imposta di successione

Si sente spesso dire: «sotto il milione non si paga la successione». La frase è troppo imprecisa per essere utile.

La franchigia di un milione riguarda, nelle condizioni previste, ciascun beneficiario appartenente alle categorie interessate, non genericamente qualsiasi successione sotto il milione.

E soprattutto l’assenza di imposta di successione non significa necessariamente che il passaggio patrimoniale sia privo di altri tributi o costi. È particolarmente evidente quando nell’eredità ci sono immobili.

Quando nell’eredità ci sono immobili entrano in gioco altre imposte

Supponiamo che un figlio riceva un immobile il cui valore rientri interamente nella propria franchigia. Potrebbe quindi non essere dovuta imposta di successione sulla quota ricevuta. Questo non significa però automaticamente «successione senza imposte».

Quando nella dichiarazione sono presenti immobili o diritti reali immobiliari possono infatti essere dovute, tra le altre, imposta ipotecaria e imposta catastale.

In via ordinaria, l’imposta ipotecaria è pari al 2% del valore dell’immobile e l’imposta catastale all’1%; in presenza dei requisiti per l’agevolazione «prima casa» le due imposte possono invece applicarsi in misura fissa di 200 euro ciascuna, oltre agli altri tributi previsti per gli adempimenti immobiliari.

È una distinzione importante: imposta di successione e imposte collegate al trasferimento degli immobili non sono la stessa cosa.

Non tutto ciò che ha valore entra necessariamente nello stesso modo nella base imponibile

Torniamo alla domanda iniziale: «un milione di che cosa?» Perché la composizione del patrimonio conta.

La disciplina individua beni e diritti che concorrono all’attivo ereditario e altri che ne restano esclusi o godono di regimi specifici.

Un esempio particolarmente interessante riguarda i titoli del debito pubblico. I titoli di Stato italiani e gli altri titoli del debito pubblico contemplati dalla normativa non sono compresi nell’attivo ereditario imponibile ai fini dell’imposta di successione nei casi previsti.

Questo significa che due portafogli finanziari con lo stesso valore complessivo possono non produrre necessariamente la stessa base imponibile successoria.

Ed è precisamente per questo che il dato «patrimonio finanziario: 800.000 euro» non basta. Bisogna sapere da che cosa è composto.

Attenzione alle scorciatoie sulle polizze

Lo stesso principio di prudenza vale quando nel patrimonio sono presenti contratti assicurativi. Dire genericamente «le polizze non vanno in successione» è troppo semplice.

La risposta concreta può dipendere dalla struttura del contratto, dalla prestazione prevista, dalla designazione del beneficiario e dalle caratteristiche effettive della polizza.

In una pianificazione patrimoniale seria, quindi, non classificherei mai automaticamente un patrimonio con immobili + conto corrente + investimenti + polizze applicando a tutto la stessa percentuale. Prima bisogna capire giuridicamente e fiscalmente che cosa accade a ciascuna componente al momento del decesso.

Anche le partecipazioni societarie richiedono una lettura specifica

La questione diventa ancora più delicata quando nel patrimonio c’è un’impresa.

Il Testo unico prevede, al ricorrere di precise condizioni, un regime di esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni per determinati trasferimenti di aziende, rami d’azienda, quote sociali e azioni a favore del coniuge o dei discendenti.

Le condizioni sono sostanziali: non basta che nell’eredità compaia semplicemente «una società». La disciplina riguarda la continuità dell’impresa o il mantenimento del controllo o della titolarità secondo le condizioni previste dalla norma.

Per un imprenditore, quindi, la domanda «quanto pagheranno i miei figli di successione?» può essere molto meno semplice di quanto suggerisca il solo valore dell’azienda. E soprattutto la fiscalità è soltanto uno dei problemi.

Restano da decidere: chi possiederà l’impresa, chi la guiderà, se tutti i figli dovranno ricevere partecipazioni, come compensare eventualmente gli eredi che non entreranno nell’azienda, quanta parte del patrimonio familiare continuerà a dipendere dall’impresa.

Due patrimoni dello stesso valore possono produrre successioni completamente diverse

Prendiamo due famiglie. Entrambe hanno un patrimonio lordo di 1.500.000 euro.

Famiglia A. Il patrimonio è composto prevalentemente da liquidità, investimenti finanziari, alcuni titoli di Stato e un’abitazione. Gli eredi sono due figli.

Famiglia B. Il patrimonio è composto prevalentemente da casa di famiglia, altri due immobili, partecipazione nell’impresa e poca liquidità.

Anche se il valore complessivo è identico, i problemi da affrontare sono molto diversi. Nel primo caso potrebbe esserci maggiore facilità nel dividere materialmente le attività fra gli eredi. Nel secondo, invece, il patrimonio potrebbe essere elevato sulla carta ma difficilmente divisibile.

Chi riceve quale immobile? Chi riceve l’impresa? Quanto valgono realmente le partecipazioni? Come compensare un figlio rispetto all’altro? Dove trovare la liquidità necessaria per imposte, spese e altri adempimenti?

Il valore totale del patrimonio racconta quindi soltanto una parte della storia.

A volte il problema più importante non è l’imposta. È la liquidità.

Una persona può lasciare un patrimonio molto elevato e contemporaneamente lasciare agli eredi pochissimo denaro disponibile.

Immaginiamo: abitazione da 600.000 euro, altri immobili per 900.000 euro, partecipazione societaria da 1.000.000 euro, 30.000 euro di liquidità. Patrimonio complessivo: oltre 2,5 milioni di euro.

Famiglia ricca? Patrimonialmente sì. Liquida? Molto meno.

Al momento della successione possono però esserci imposte e adempimenti da sostenere senza che sia automaticamente possibile utilizzare gli immobili o l’azienda come se fossero denaro sul conto.

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 l’imposta di successione viene autoliquidata dal contribuente sulla base della dichiarazione. La dichiarazione deve normalmente essere presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione e il versamento dell’imposta autoliquidata deve avvenire entro i termini previsti dalla disciplina vigente, con possibilità di rateizzazione alle condizioni stabilite dalla legge.

Ecco perché la pianificazione successoria non dovrebbe chiedersi soltanto «quanto patrimonio lascerò?» ma anche: «in quale forma lo lascerò?»

Se il passaggio è già avvenuto, il problema cambia: prima di investire il patrimonio ricevuto conviene separare pratiche successorie, liquidità necessaria e strumenti ereditati. È il percorso che approfondisco in cosa fare dopo aver ricevuto un’eredità prima di investire denaro e titoli.

Essere ricchi di immobili e poveri di liquidità può creare scelte forzate

Immaginiamo tre fratelli che ricevono diversi immobili ma pochissima liquidità. Anche se il patrimonio è sufficiente a coprire economicamente qualsiasi obbligo, potrebbe essere necessario utilizzare risorse personali, coordinarsi fra eredi, reperire finanziamenti o vendere un’attività patrimoniale.

La questione non è quindi soltanto fiscale. È finanziaria. Un patrimonio può essere perfettamente sufficiente sul piano del valore e poco funzionale nel momento in cui deve essere trasferito.

È una distinzione che vale anche prima della successione: valore patrimoniale e disponibilità finanziaria sono due cose differenti.

Ridurre l’imposta non dovrebbe essere l’unico obiettivo

Quando si parla di pianificazione successoria si arriva rapidamente alla domanda: «come posso pagare meno tasse?» È una domanda legittima. Ma non dovrebbe essere la prima.

Immaginiamo di costruire una soluzione fiscalmente molto efficiente che produca però un risultato contrario alle volontà familiari. Oppure che riduca un’imposta ma renda molto più difficile dividere il patrimonio. Oppure ancora che concentri l’azienda nelle mani sbagliate soltanto perché quella struttura sembrava conveniente fiscalmente.

Avremmo ottimizzato una parte del problema e peggiorato il resto.

La fiscalità dovrebbe quindi essere valutata all’interno di una strategia successoria, non al posto della strategia successoria.

Prima vengono domande come: chi voglio proteggere? Chi dovrebbe ricevere cosa? Quali beni possono essere divisi e quali no? Chi dovrebbe continuare a gestire l’impresa? Il coniuge avrebbe sufficienti risorse? Gli eredi avrebbero abbastanza liquidità? Esistono persone che dipendono economicamente da me?

Solo dopo ha senso ottimizzare anche il modo in cui il patrimonio verrà trasferito.

La dichiarazione di successione non è la pianificazione successoria

La dichiarazione di successione è un adempimento che avviene dopo il decesso. Deve essere normalmente presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione e può essere trasmessa direttamente attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate oppure tramite un intermediario abilitato.

La pianificazione successoria avviene invece prima. Ed è proprio il fatto che avvenga prima a renderla utile.

Permette di conoscere patrimonio, eredi, regole successorie, composizione degli attivi, eventuali debiti, fabbisogno di liquidità, esigenze familiari e volontà del proprietario.

Non serve a «prevedere la morte». Serve a evitare che una situazione patrimoniale costruita in decenni venga gestita per la prima volta soltanto quando il proprietario non può più prendere decisioni.

Un esempio: 1,5 milioni di patrimonio, tre risultati diversi

Assumiamo un patrimonio interamente imponibile di 1.500.000 euro, senza altri elementi che modifichino il calcolo.

Caso 1 — Due figli, metà ciascuno. Ogni figlio riceve 750.000 euro. Poiché ciascuna quota è inferiore alla franchigia di 1 milione prevista per i figli, nell’esempio non emerge imposta di successione sulle rispettive quote. Questo non esclude eventuali altre imposte connesse, per esempio, alla presenza di immobili.

Caso 2 — Un solo figlio. Lo stesso patrimonio di 1.500.000 euro va interamente a un figlio. La parte eccedente la franchigia è 500.000 euro. Il 4% corrisponde a 20.000 euro.

Caso 3 — Un soggetto senza franchigia, aliquota 8%. Lo stesso patrimonio imponibile di 1.500.000 euro viene trasferito a un beneficiario al quale si applica l’aliquota dell’8% senza franchigia. L’imposta dell’esempio sarebbe 120.000 euro.

Il patrimonio non è cambiato. È cambiata la sua destinazione. Questo mostra perché una semplice domanda sul valore dell’eredità sia insufficiente.

Le sette informazioni da raccogliere prima di parlare di imposta di successione

Prima di fare qualsiasi calcolo, costruirei una piccola fotografia patrimoniale.

1. Chi sono le persone coinvolte? Coniuge, figli, altri parenti, convivente, persone da proteggere.

2. Che cosa compone il patrimonio? Non soltanto il totale. Separatamente: immobili, conti, investimenti, titoli di Stato, contratti assicurativi, aziende e partecipazioni, altri beni rilevanti.

3. Quali debiti esistono? Mutui, finanziamenti, garanzie e altre passività possono essere rilevanti nella ricostruzione patrimoniale.

4. Chi dovrebbe ricevere cosa? Non soltanto «i miei figli erediteranno». Quale figlio? Quale bene? In quale percentuale?

5. Quale parte del patrimonio è realmente liquida? È uno dei controlli più importanti.

6. Esistono beni difficili da dividere? Casa, azienda, immobili a reddito, partecipazioni.

7. Esiste già un testamento o un’altra pianificazione? E soprattutto: è ancora coerente con la famiglia e il patrimonio di oggi?

La domanda corretta viene prima del calcolo

Sapere che l’aliquota per un figlio è il 4% oltre la franchigia di un milione è utile. Ma non è ancora pianificazione patrimoniale.

Serve prima capire: quale patrimonio passerà, a chi passerà, in quale forma, con quali esigenze di liquidità e con quali conseguenze per le persone che lo riceveranno.

Solo allora l’imposta diventa un numero realmente significativo. Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere costruire un patrimonio che costi poco da ereditare. Dovrebbe essere costruire un patrimonio che possa passare bene.

Fiscalmente. Finanziariamente. E soprattutto secondo le intenzioni di chi lo ha costruito.

Da dove partire

Se vuoi capire come potrebbe funzionare oggi il passaggio del tuo patrimonio, prova a scrivere su un foglio due colonne. Nella prima: cosa possiedo. Nella seconda: chi lo riceverebbe.

Poi aggiungi una terza domanda: se succedesse oggi, il risultato sarebbe davvero quello che voglio?

È spesso lì che emergono i problemi più importanti: non nel calcolo dell’aliquota, ma nella distanza tra il patrimonio che abbiamo costruito e il modo in cui immaginiamo che verrà trasferito.

La fiscalità viene subito dopo.

Prima di stimare l’imposta di successione: prepara questa fotografia

  1. Ricostruisci gli eredi e i rapporti familiari: il trattamento dipende anche da chi riceve il patrimonio.
  2. Elenca le attività: immobili, conti, investimenti, partecipazioni, impresa e altri beni rilevanti.
  3. Elenca passività e oneri: non guardare soltanto al valore lordo dell’attivo ereditario.
  4. Recupera eventuali donazioni precedenti: possono essere rilevanti nella ricostruzione complessiva e vanno documentate.
  5. Verifica testamento e titolarità: chi riceverà che cosa viene prima del calcolo dell’imposta.
  6. Controlla la liquidità: individua quali risorse potranno sostenere imposte, spese e compensazioni senza obbligare a vendere beni in fretta.

Passo concreto: prepara una scheda con erede, bene, valore, quota e liquidità disponibile. Solo dopo ha senso chiedere al professionista competente il calcolo fiscale: prima del numero viene la struttura concreta della successione.

Fonti

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Prima dell’aliquota viene la composizione del patrimonio che dovrà passare.

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Fotografia patrimoniale essenziale

L’AUTRICE

Noemi Zirpoli

Consulente finanziaria e patrimoniale a Torino. Aiuta persone e famiglie a leggere insieme mutui, liquidità, investimenti, previdenza e protezione prima di prendere decisioni sui singoli strumenti.

Nota informativa. Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce una raccomandazione personalizzata. Le decisioni finanziarie devono essere valutate considerando situazione patrimoniale, obiettivi, orizzonte temporale e propensione al rischio della singola persona.