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L’educazione finanziaria ti aiuta ad ottenere il + 30- 50%

L’educazione finanziaria ti aiuta ad ottenere il + 30- 50%

Ottobre, è il mese dell’educazione finanziaria.

Il risparmio degli italiani è pari a 4200 miliardi di euro. Per dare una dimensione di cosa ciò significhi, si pensi che il nostro tanto discusso debito pubblico ammonta a 2279 miliardi: quindi se i nostri risparmi fossero utilizzati per azzerare il debito diventeremmo il primo Paese al mondo per dati economici e finanziari e continueremmo ancora a disporre di un patrimonio pari a circa 2000 miliardi.

 

Secondo un recente studio sulle conoscenze finanziarie, commissionato dalla Banca Mondiale, l’Italia si trova al 63°posto su 144 Paesi. Ci superano praticamente tutti i Paesi europei e anche diversi stati africani, come Camerun e Senegal.

 

Siamo contemporaneamente tra i popoli più virtuosi e meno preparati in materia di risparmio e il fatto che, di quei 4200 miliardi di risorse sottratte al consumo ben il 31%, circa 1300 miliardi, venga tenuto liquido sui conti correnti ne rappresenta la conseguenza. Se lo stesso ammontare avesse preso, almeno in parte, la via dell’investimento, ora per l’effetto dell’interesse composto il suo valore sarebbe ancora maggiore.

 

Il problema non è solo per il mancato (potenziale) guadagno a cui una pianificazione finanziaria oculata condurrebbe, ma soprattutto perché, oltre a essere venute meno le condizioni storiche che in passato hanno portato alla costituzione di quella ricchezza, anche le stesse scelte d’investimento, che negli anni l’hanno valorizzata e protetta, sono svanite.

 

 L’importanza dell’educazione finanziaria

Possedere una migliore educazione finanziaria vuol dire trarre il meglio da tutti quelle situazioni che vanno aldilà della nostra volontà di operare in ambito finanziario: valutare la propria pensione, il proprio mutuo, compiere gli investimenti immobiliari e sfruttare i tassi nei momenti più vantaggiosi, quindi oltre a permettere notevoli guadagni a chi li compie, la cultura finanziaria rappresenta anche parte imprescindibile dello sviluppo di un Paese.

 

Proprio per questo è stato ideato a livello italiano, il ”Mese dell’Educazione Finanziaria” che vede la sua prima edizione dal 1 al 31 ottobre 2018 e consiste in una serie di attività ed eventi, oltre 200, di informazione e sensibilizzazione sui temi di gestione del risparmio, delle assicurazioni e della previdenza.

 

I costi della non conoscenza finanziaria

Come ha spiegato Annamaria Lusardi, responsabile del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria in Italia, il 30-40% della disuguaglianza in termini di ricchezza accumulata nell’arco della propria vita trova spiegazione nel differente livello di conoscenza finanziaria. Pertanto, non essere in grado di compiere le giuste scelte ha un impatto negativo notevolissimo sul proprio patrimonio.

 

Cosa accomuna i cattivi investitori?

Milo Bianchi, professore di Economia dell’Università di Tolosa, ha pubblicato sul The Journal of Finance una sua ricerca sul tema:

Un aspetto che emerge dalla sua analisi delle decisioni d’investimento è che gli investitori con una precaria educazione finanziaria sono accomunati da due comportamenti ricorrenti:

 

  • Mostrano una minore esposizione al rischio: cioè raramente detengono azioni in portafoglio. Ricordiamo che gli italiani hanno accumulato i loro risparmi tipicamente su poche possibilità rappresentate soprattutto da immobili, titoli di Stato o obbligazioni bancarie: tutti strumenti che, oltre a non essere idonei al raggiungimento di obiettivi di lungo temine, negli ultimi anni hanno dimostrato molti limiti in termini di rendimento.
  • Seguono il trend: spostano continuamente i loro risparmi dai fondi che hanno le performance peggiori a quelli con le performance migliori nel breve periodo.

 

In cosa si differenziando gli investitori?

Non è tanto la maggior presenza di prodotti rischiosi in portafoglio, quanto la capacità di saperla adattare al variare delle condizioni di mercato.

 

In particolare, i risparmiatori con una maggiore educazione finanziaria tendono ad acquistare o detenere strumenti nei momenti di maggior turbolenza sui mercati, in modo da comprare quando tutti vengono e incassarne un ricavo successivamente.

 

Questo perché individuano in modo (approssimativamente) corretto e razionale il grado di rischio del portafoglio e le possibilità di rendimento. Sono la cultura e la sistematicità di alcuni comportamenti a portarci dei ricavi, per tanto per prenderci cura dei nostri risparmi non è necessario diventare trader, analisti o consulenti finanziari, ma iniziare ad informarsi.

 

 Il mese dell’educazione finanziaria e le altre iniziative

È vero che questa è la prima volta che sia stata prodotta una serie così imponente e coordinata di attività volta ad accrescere la cultura finanziaria in Italia; tuttavia quello dell’educazione finanziaria non è affatto il classico caso di settore nodale lasciato alla disponibilità delle associazioni no-profit. In realtà finora ad occuparsi delle competenze finanziarie sono stati soprattutto gli intermediari finanziari tramite i loro consulenti.

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