Noemi Zirpoli - Consulente Finanziario Torino
Lun - Ven : 09:30 - 18:30
Telefono: +39 340 852 1506 - info@noemizirpoli.it

Guida agli investimenti: le basi

Close
Telefono: +39 340 852 1506 - info@noemizirpoli.it
Lun - Ven : 09:30 - 18:30

Le basi dell'investimento

Guida base agli investimenti: quel che c'è da sapere per cominciare ad investire in modo consapevole, sicuro e senza incappare negli errori più comuni

Tramite l’investimento ognuno di noi sposta nel tempo le proprie disponibilità finanziarie, rinunciando a consumare oggi in vista di un maggior consumo futuro

L’investimento non può prescindere quindi dalla variabile tempo, e neppure dalla comprensione dei propri obiettivi, ossia di a che cosa servirà il denaro che stiamo mettendo a frutto in quell’orizzonte temporale durante il quale si è disposti ad assumersi una certa misura di rischio nella ricerca di un rendimento futuro.

 

Differenza tra investire, risparmiare, speculare… e scommettere

Spesso si fa confusione tra l’azione di investire con altre che hanno sempre a che fare con l’impiego del denaro:

Ad esempio investire si differenzia dall’azione di risparmiare perché chi risparmia si astiene semplicemente da un consumo, mentre quando si investe si mette a frutto ciò che si si è risparmiato affrontando un impegno ora in vista di un’utilità futura. 

Si differenzia poi anche dallo speculare perché non si tratta di comprare e vendere velocemente dei titoli sperando di guadagnare il più possibile, anzi spesso l’investitore una volta scelti gli strumenti finanziari li detiene anche molto a lungo reinvestendo cedole e dividendi percepiti.

In ultimo Investire non è nemmeno scommettere, infatti è molto raro, quanto casuale, che un singolo investitore (anche se professionale) riesca costantemente ad acquistare ad acquistare i “biglietti vincenti”

Di conseguenza, con buona pace di molti luoghi comuni, investire investire significa comprendere a cosa servirà il denaro risparmiato e impiegarlo. Si tratta quindi un processo comune a tutti e non solo di chi spera di trovare facili ricette di ricchezza.

 

Rapporto tra rischio e rendimento

Ogni investimento può essere poi definito dal rapporto tra due parametri collegati l’uno all’altro: il rischio e il rendimento

 

La stima del rischio

Nel gergo finanziario si “rischia” di guadagnare così come di perdere, percui il rischio indica semplicemente la probabilità che quel che otterrò alla fine dell’investimento si discosti da quanto mi aspetto nel momento in cui effettuo l’investimento.

 

A differenza di ciò che accade nella vita in cui il rischio sembra essere un concetto molto aleatorio, in finanza così è possibile compiere una stima del rischio. 

Per esempio per quanto riguarda il rischio di mercato se è vero che l’andamento futuro di un titolo non può essere previsto è pero nota la sua volatilità storica. La volatilità descrive le variazioni prezzo di un prodotto finanziario in un certo lasso di tempo. Più tale stima può essere calcolata in modo preciso meno l’investimento è rischioso, ove invece sarà più difficile compiere stime, tanto l’investimento potrà essere considerato rischioso, e di conseguenza tanto più alto sarà il premio al rischio (il rendimento) da richiedere per farsi carico di tale incertezza.

Altri rischi tipici dei prodotti finanziari sono il rischio di liquidità, ossia che non sia possibile rivendere lo stesso strumento in tempi brevi senza incorrere in perdite di valore e il rischio di credito ossia le probabilità di default dell’emittente che sono stimate tramite indicatori di solvibilità creditizie e di rating.

 

 

La diversificazione: abbattere il rischio

Comporre un portafoglio diversificato consente di ridurre i rischi, dare più stabilità ai risultati e incrementare le opportunità di rendimento. 

Diversificare è necessario perché è difficile riuscire a prevedere quale saranno i titoli più redditizi e quali riporteranno al contrario le maggiori perdite. Investendo in classi differenti, e de-correlate, invece, è possibile compensare l’eventuale andamento negativo di un componente positivo di un’altra e viceversa.

 

Si può diversificare a molti livelli, innanzitutto inserendo un numero piuttosto elevato di titoli da inserire in portafoglio, per abbattere il rischio specifico di un’azienda o di un Paese possono intervenire diversi rischi a farne crollare il prezzo, ma gli stessi fattori non influenzano gli utili di altre aziende o la situazione macroeconomica di altri Stati. Ne consegue quindi che non sia solo la numerosità dei titoli a fare la diversificazione, ma anche la presenza di più settori e più aree geografiche in portafoglio.

 

La stima del rendimento

Il rendimento rappresenta la differenza tra quanto ho investito e quanto ottengo alla fine dell’investimento.

Normalmente il rendimento viene stimato ex-ante sulla base di serie storiche che determinano scenari probabilistici, oppure su scenari deterministici, che consistono nel calcolo dei rendimenti attesi sulla base di ipotesi di assunzione di certi valori degli strumenti finanziari o ancora attraverso l’individuazione la consultazione degli indicatori del ciclo di mercato

 

Perché è importante investire: non scegliere è una scelta

Può capitare di essere tentati di non voler fare i conti con il rapporto rischio/rendimento di in un investimento e quindi preferire rimanere totalmente fuori dai mercati, si tratta della cosiddetta illusione monetaria che si fa credere che “se non investo non perdo”; in realtà questo modo di pensare è alla base di altri due errori:

  • Il primo è non ragionare in termini reali ma nominali, ossia quando ci si illude che anche se il potere d’acquisto del proprio patrimonio non rimane costante nel tempo non si stiano perdendo soldi.
  • Il secondo è comprare irrazionalmente degli strumenti finanziari considerati “sicuri” senza considerare che si stanno tenendo immobilizzati dei soldi che avranno sistematicamente un rendimento negativo. 

Insomma chi non investe non si sta assumendo un rischio di perdita, ma una sicurezza che ciò accadrà per due motivi:

  • A causa dell’inflazione, l’inflazione è una costante nella storia economica, emerge in tutte le fasi di crescita e in molte di crisi e una perdita del proprio potere d’acquisto vuol dire perdere da un punto di vista pratico anche la metà del proprio patrimonio nel giro di un ventennio.
  • Nonostante la già citata volatilità storicamente i mercati hanno sempre guadagnato nel lungo periodo, per tanto una volta investito il resto lo faranno il tempo e l’interesse composto, quindi se non fosse già chiaro non partecipare ai mercati vuol dire avere dei mancati guadagni

La volatilità: fare dell’incertezza un’alleata

Quando si decide di partecipare ai mercati finanziari, e a quello azionario in particolare, bisogna avere chiaro che vi saranno oscillazioni continue, La volatilità è una componente imprescindibile dei mercati e può offrire possibilità di guadagno a chi la accetta e impara a gestirla.

Per riuscire a gestirla non bisogna lasciarsi intimorire dai cambiamenti di mercato: l’esperienza insegna che fuggire dal mercato può danneggiare i rendimenti non solo perché si corre il rischio di svendere ai minimi, ma anche perché spesso si possono perdere importanti occasioni di guadagno derivanti dalla ripresa dei mercati.

 

Quando investire

In tempi normali i soldi accantonati sul conto corrente dovrebbero corrispondere a pochi mesi di stipendio, il resto del capitale dovrebbe essere impegnato in strumenti in grado di offrire un rendimento. Un risparmiatore dovrebbe dunque essere sempre investito, non esiste un timing preciso per entrare in un mercato vale sempre e solo la regola generale percui prima si comincia a investire prima i soldi genereranno interesse. All’età della pensione i cento euro al mese messi da parte a partire dai trent’anni diventano importanti quanto i mille (mensili) risparmiati in un periodo più avanzato della vita lavorativa.

Certo è umano che ogni investitore cerchi di indovinare il momento di mercato in cui entrare sui minimi e vendere sui massimi, ma il problema è che non sono molti gli investitori che hanno la forza di entrare sui mercati quando i prezzi sono bassi. Ad esempio tutti ricorderanno la crisi finanziaria del 2008, ma pochi comprarono nel successivo marzo 2009 quando (con il senno di poi) la maggior parte dei mercati aveva raggiunto le quotazioni più basse da 20-30 anni.

 

Pensare agli obiettivi

Il concetto base, come precedentemente riportato è che gli investimenti debbano essere sempre legati a degli obiettivi di vita, ma nel concreto questo cosa vuol dire? È frequente avere più obiettivi nel tempo: si pensi ad esempio ad un investitore cinquantenne che desidera aiutare il figlio a comprare casa e al contempo assicurarsi una pensione complementare quando a 65 anni smetterà di lavorare. Una parte del patrimonio dovrà essere investita in modo che tale cifra sia disponibile al momento di comprare casa, quindi in strumenti a bassa volatilità. Un’altra parte invece in una prospettiva di 15 anni può essere investita in strumenti ben diversificati e di lungo periodo capaci di offrire nel tempo un rendimento significativo

 

Creare un portafoglio d’investimento e rimanere investiti

Una volta compiuti i ragionamenti fin qui esposti: quindi aver preso la decisione di investire, pensato a un rapporto rischio/rendimento sopportabile da un punto di vista soggettivo e un orizzonte temporale coerente è possibile selezionare efficacemente gli strumenti finanziari (la cosiddetta asset allocation) in grado di soddisfare al meglio le proprie esigenze. O al contrario, stabilire un rendimento obiettivo, ad esempio annuo, e tramite l’asset allocation determinare l’arco temporale necessario per raggiungere il target con ragionevole precisione. Un valido processo di pianificazione non dovrebbe subire alcun preconcetto verso mercati o strumenti. La scelta di un’attività piuttosto che un’altra (lo stock picking) dovrebbe avvenire solo dopo una sistematica valutazione delle proprie esigenze e obiettivi. 

 

Calcolo del rendimento di un portafoglio

Si può infine calcolare l’andamento di un portafoglio attraverso gli indicatori di rendimento di un portafoglio sono: il MWRR e il TWRR, i quali misurano il rendimento di portafoglio da due prospettive differenti: nel primo caso comprendono gli effetti degli apporti e delle sottrazioni di capitale da due prospettive differenti: nel primo caso comprendono anche l’operatività del possessore del portafoglio mentre nel secondo isolano solo l’attività del gestore del portafoglio.

Ovviamente poi un portafoglio può essere valutato anche attraverso i rendimenti dei singoli fondi, attraverso gli indicatori di risk adjusted perfomance e anche dei singoli titoli. 

Vuoi ricevere approfondimenti e aggiornamenti sui mercati e sulla mia attività?

Su questo sito Web utilizziamo strumenti proprietari o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (cookie tecnici), per generare report sull’utilizzo della navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la COOKIE POLICY.

Cliccando sul pulsante di accettazione acconsenti all’uso dei cookie.