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Che cosa fa davvero un consulente finanziario

Che cosa dovrebbe fare davvero un consulente finanziario: ricostruire il quadro, ordinare le priorità, rendere attuabili le decisioni e seguirle nel tempo.

di Noemi Zirpoli Tempo di lettura

Puoi avere un fondo pensione, qualche investimento, una polizza, parecchia liquidità e perfino un buon reddito. E avere comunque una situazione finanziaria costruita male.

Succede quando ogni scelta è stata presa separatamente: un prodotto quando è nato un figlio, un investimento quando il conto è cresciuto, una polizza insieme al mutuo, una previdenza mai più ricontrollata.

Il lavoro di un consulente finanziario non dovrebbe cominciare da “che cosa compriamo?”. Dovrebbe cominciare dal problema precedente: come stanno insieme le decisioni che hai già preso e quelle che devi ancora prendere?

Un consulente non serve principalmente a scegliere prodotti.Serve a trasformare risorse, obiettivi, rischi e vincoli in un ordine di decisioni che possa essere attuato e rivisto nel tempo.

È il lavoro che ho organizzato nel Metodo RICCA®: partire da ciò che influenza le decisioni e da ciò che il patrimonio deve rendere possibile, costruire una fotografia leggibile, definire criteri e arrivare infine all’attuazione.

Il problema reale raramente arriva con il nome giusto

Le persone non arrivano dicendo “mi serve una valutazione di adeguatezza” o “vorrei coordinare le funzioni patrimoniali”. Arrivano con frasi più concrete: ho troppi soldi sul conto; non so se questi fondi abbiano ancora senso; sto per ricevere un’eredità; il commercialista mi parla dell’azienda ma nessuno guarda la mia famiglia; ho cinquant’anni e non so che pensione avrò; continuo a rimandare perché ogni scelta sembra collegata a un’altra.

Queste domande hanno una caratteristica comune: non si risolvono bene guardando un solo strumento. La prima utilità della consulenza è quindi dare un nome al problema prima di cercarne la soluzione.

Tre movimenti: fotografia, ordine, attuazione

Sotto molte attività tecniche, il lavoro può essere letto attraverso tre passaggi.

Passaggio Domanda Risultato
Fotografia Che cosa esiste oggi? Risorse, debiti, protezioni, previdenza, persone e obiettivi diventano leggibili insieme.
Ordine Che cosa viene prima? Si distinguono priorità, vincoli, somme da mantenere disponibili e decisioni che possono attendere.
Attuazione Come diventa operativa la decisione? Strumenti, tempi, documentazione e regole di monitoraggio vengono collegati alla funzione scelta.

Il primo è la fotografia: si ricostruiscono liquidità, investimenti, previdenza, coperture, debiti, immobili, eventuale patrimonio d’impresa, persone economicamente dipendenti e obiettivi. Non perché tutto debba essere modificato, ma perché senza il quadro completo non sai quale parte stai giudicando.

Il secondo è l’ordine: quali decisioni vengono prima? Quanto deve restare disponibile? Quali rischi potrebbero interrompere il piano? Che cosa può essere investito con un orizzonte lungo? Quali questioni richiedono un notaio, un commercialista o un avvocato? E che cosa, invece, è già coerente e non ha bisogno di essere toccato?

Il terzo è l’attuazione: le decisioni diventano operative all’interno del servizio concretamente prestato, attraverso strumenti, tempi, documentazione, valutazione di adeguatezza e regole di monitoraggio.

Lo strumento arriva alla fine. Se arriva all’inizio, il processo è stato capovolto.

Che cosa dovrebbe cambiare per te, non solo nel portafoglio

Il risultato di una consulenza non si misura dal numero di prodotti nuovi. Dovresti riuscire a rispondere meglio ad alcune domande: quanta liquidità serve davvero e perché? Quale parte del patrimonio finanzia obiettivi vicini e quale può avere un orizzonte lungo? Quali rischi stai assumendo? Quali sono già coperti? Quanto paghi complessivamente per strumenti e servizi? Quale evento farà rivedere il piano?

Se dopo il percorso hai più prodotti ma la stessa confusione, l’operatività non ha prodotto chiarezza. Se invece sai perché una parte del patrimonio non va toccata, questo è un risultato altrettanto importante di una nuova decisione.

Il caso di Ludovico: €180.000 e la domanda sbagliata

Caso composito a scopo illustrativo.

Ludovico ha circa €180.000 tra conto, due fondi e una polizza, un mutuo residuo, un figlio e una posizione previdenziale non verificata di recente. La domanda con cui arriva è semplice: “quale investimento scelgo per i soldi sul conto?”.

Ma prima ci sono altre domande: quanto deve restare disponibile, quali spese hanno una data, quale rischio economico avrebbe una perdita di reddito, quanta parte ha davvero un orizzonte lungo. La consulenza non elimina la domanda sull’investimento. La mette nel momento corretto. Solo dopo aver separato le funzioni diventa sensato confrontare strumenti, costi e rischi.

Consulente abilitato, autonomo e SCF: modelli diversi, non una classifica

L’Albo unico dei consulenti finanziari distingue tre sezioni: consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, consulenti finanziari autonomi e società di consulenza finanziaria. I modelli differiscono per rapporto con gli intermediari, modalità di remunerazione e perimetro operativo.

La normativa distingue inoltre consulenza su base indipendente e non indipendente e richiede che il cliente sia informato chiaramente sulla natura del servizio. Queste differenze vanno conosciute. Non vanno trasformate in una scorciatoia del tipo “questa categoria è buona e l’altra è cattiva”.

Un cliente dovrebbe poter capire chi remunera il servizio, quale perimetro viene utilizzato, quali conflitti potenziali esistono, quali presidi li governano e come vengono comunicati costi e oneri.

Un consulente si sceglie sapendo come lavora e come è pagato, non malgrado.

Nel mio caso: lavoro con mandato e la consulenza è non indipendente

Io opero come consulente finanziaria abilitata all’offerta fuori sede, nell’ambito del mandato di un intermediario. La consulenza prestata è quindi su base non indipendente.

Il mio lavoro si svolge nei servizi e nelle condizioni previste dall’intermediario. Prima di qualsiasi decisione, il punto è rendere leggibili il servizio applicabile, il perimetro delle soluzioni, i costi del servizio e quelli degli strumenti secondo la documentazione prevista.

Il valore che cerco di portare non è fingere che il modello non esista. È usarlo con un metodo leggibile: partire dal quadro, stabilire le priorità, collegare ogni soluzione a una funzione e seguire l’evoluzione del piano. La struttura permette poi di trasformare la pianificazione in operatività, custodia e rendicontazione nell’ambito dei servizi previsti.

L’adeguatezza non è una formalità messa dopo la proposta

Quando viene prestata consulenza in materia di investimenti, la normativa richiede di ottenere le informazioni necessarie a comprendere il cliente e verificare che la raccomandazione sia adeguata. Entrano in gioco obiettivi, durata dell’investimento, conoscenze ed esperienza, situazione finanziaria, tolleranza al rischio, capacità di sostenere perdite e, quando applicabili, preferenze di sostenibilità.

Questa parte ha un significato molto pratico: non basta che uno strumento sia “buono”. Deve essere coerente con la persona e con la funzione per cui viene utilizzato.

Quando si propone un cambiamento di investimento, la normativa richiede inoltre un’analisi dei costi e benefici del cambiamento nelle condizioni previste. Per questo la domanda “perché cambiamo?” dovrebbe sempre avere una risposta più precisa di “perché questo è migliore”.

I costi devono essere leggibili come prodotto e come servizio

Un altro compito concreto della consulenza è permetterti di capire quanto costa il rapporto. La disciplina MiFID richiede, nei casi applicabili, che i costi e gli oneri vengano aggregati e che siano distinguibili quelli legati al servizio e quelli legati agli strumenti finanziari; le informazioni ex post nei rapporti continuativi servono poi a mostrare i costi effettivamente sostenuti.

Il punto non è che un costo alto sia sempre ingiustificato o che un costo basso sia sempre efficiente. Il punto è che devi sapere che cosa stai pagando e che cosa ricevi in cambio.

Se vuoi ricostruire le voci in modo più sistematico, nella guida su quanto costa un consulente finanziario separo costo del servizio, costi degli strumenti, altre spese e modalità di remunerazione.

Il monitoraggio è il lavoro che inizia dopo la firma

La pianificazione non finisce quando una scelta viene attuata. Cambiano reddito, famiglia, patrimonio, obiettivi, orizzonte e disponibilità di liquidità. Una strategia corretta oggi può diventare meno coerente non perché il prodotto sia “peggiorato”, ma perché è cambiata la vita a cui doveva servire.

Un buon processo dovrebbe stabilire che cosa viene controllato e quali eventi fanno scattare una revisione: un figlio, un cambio di lavoro, un’eredità, la vendita di un immobile, una separazione, l’avvicinarsi della pensione. La frequenza non è un rito uguale per tutti. Conta avere una regola di revisione, invece di reagire soltanto quando il mercato fa rumore.

Le domande da fare a qualunque consulente

Non serve un interrogatorio. Bastano domande che rendano visibile il processo:

  1. Come analizzerà la mia situazione prima di parlare di strumenti?
  2. La consulenza è indipendente o non indipendente?
  3. Come viene remunerato il servizio?
  4. Qual è il perimetro degli strumenti e dei servizi considerati?
  5. Quali costi appartengono al servizio e quali agli strumenti?
  6. Che cosa succede se una parte del patrimonio è già coerente e non va modificata?
  7. Come viene seguito il piano dopo l’attuazione?
  8. Quando coinvolge notaio, commercialista, avvocato o altri professionisti?

Le risposte non devono essere tutte uguali. Devono permetterti di capire il processo prima di affidargli le decisioni.

Quando può non servirti un rapporto continuativo

Anche questo fa parte di una descrizione corretta del mestiere. Una situazione semplice, con pochi obiettivi, risorse contenute, buona disciplina e nessuna particolare complessità può richiedere soltanto un intervento circoscritto o verifiche periodiche.

Il valore di un rapporto continuativo aumenta quando le decisioni sono interdipendenti: famiglia, previdenza, impresa, patrimonio immobiliare, successione, investimenti e protezione iniziano a influenzarsi a vicenda. In quei casi il lavoro principale non è conoscere più prodotti. È tenere insieme più conseguenze.

Il consulente non sostituisce le tue decisioni

Una buona consulenza non serve a consegnare il patrimonio a qualcuno e smettere di comprenderlo. Serve a fare l’opposto: costruire abbastanza chiarezza perché tu sappia che cosa possiedi, che funzione ha, quali rischi comporta e che cosa farebbe cambiare la decisione. È anche il senso dell’educazione finanziaria: non trasformarti in un professionista, ma renderti più capace di capire e discutere le decisioni che ti riguardano.

Il consulente non dovrebbe renderti dipendente dalla sua spiegazione.Dovrebbe renderti più capace di capire le decisioni che prendete insieme.

Fonti essenziali

Nota informativa. Questo contenuto ha finalità educativa. Le modalità effettive del servizio, i costi e il perimetro operativo dipendono dal contratto e dalla documentazione dell’intermediario applicabili al caso concreto.

Approfondimenti e risorse

Fotografia, ordine, attuazione e monitoraggio: il valore della consulenza non coincide con la scelta di un singolo prodotto.

DOMANDA DECISIVA

Che cosa dovrebbe cambiare dopo la consulenza?

Non il numero di prodotti: la chiarezza sulle funzioni, sulle priorità e sulle regole con cui prenderai le decisioni.

FAQ

Un consulente finanziario serve soprattutto a scegliere investimenti?

No. La scelta degli strumenti è una parte del lavoro. Prima vengono quadro patrimoniale, obiettivi, vincoli, liquidità, rischi e priorità.

Che differenza c’è tra consulenza indipendente e non indipendente?

Sono modalità diverse di prestazione del servizio, con differenze nel perimetro degli strumenti, nei rapporti con produttori e intermediari e nella remunerazione. Il cliente deve essere informato chiaramente sulla natura del servizio che riceve.

Perché il consulente deve chiedermi così tante informazioni?

Perché una raccomandazione deve essere collegata alla situazione concreta del cliente e alla sua capacità di sostenere il rischio, non essere semplicemente “un buon prodotto” in astratto.

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Nel primo confronto delimitiamo il problema, le informazioni necessarie e il tipo di supporto che potrebbe essere utile, prima di parlare di singole soluzioni.

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La Fotografia patrimoniale essenziale riunisce liquidità, investimenti, previdenza, debiti e principali impegni in un unico quadro datato. Non è ancora un piano: è la base che permette di vedere che cosa cambia senza dover ricostruire ogni volta tutto da zero.

Fotografia patrimoniale essenziale

L’AUTRICE

Noemi Zirpoli

Consulente finanziaria e patrimoniale a Torino. Aiuta persone e famiglie a leggere insieme mutui, liquidità, investimenti, previdenza e protezione prima di prendere decisioni sui singoli strumenti.

Nota informativa. Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce una raccomandazione personalizzata. Le decisioni finanziarie devono essere valutate considerando situazione patrimoniale, obiettivi, orizzonte temporale e propensione al rischio della singola persona.