Madre e figlia durante un piccolo trasloco davanti a un palazzo, in una scena che richiama il sostegno economico per un progetto di vita

Donazioni ai figli: denaro, bonifici e immobili, cosa valutare prima

Donare denaro, finanziare l’acquisto di una casa o trasferire un immobile non sono la stessa operazione. Cosa valutare tra forma, fiscalità, patrimonio residuo e futura successione.

di Noemi Zirpoli Tempo di lettura

Prima di chiedersi “come faccio la donazione?”, bisogna capire che cosa si vuole trasferire davvero: denaro, un progetto, un bene o una parte anticipata del patrimonio familiare.

“Vorrei dare 100.000 euro a mia figlia.” La frase sembra già descrivere l’operazione. In realtà non dice quasi nulla. Vuole darle 100.000 euro da usare liberamente? Il denaro per comprare una casa precisa? Vuole pagare direttamente il venditore? Trasferirle un appartamento che vale circa 100.000 euro? Anticiparle oggi una parte di ciò che un domani avrebbe ereditato? Oppure prestarle denaro che dovrà restituire?

Sono operazioni economicamente diverse e possono essere anche giuridicamente diverse.

“Ti do 100.000 euro”: sembra semplice finché non chiediamo perché

Immagina genitori con un buon patrimonio, due figli, una figlia che vuole acquistare casa. I genitori dicono: “le diamo 100.000 euro”.

La prima domanda è: per farne cosa? Perché cambia tutto se il bonifico arriva sul conto della figlia e resta lì, se viene usato per pagare l’anticipo della casa, se il genitore paga direttamente il venditore o se il genitore compra la casa e poi gliela dona.

Stesso valore economico. Storia giuridica e patrimoniale completamente diversa.

La prima distinzione: regalo o prestito?

Molte famiglie usano frasi ambigue: “poi se riesci me li restituisci”, “considerali tuoi, ma vediamo”, “sono per la casa”. Prima di scegliere bonifico, causale o notaio, bisogna capire: il denaro deve tornare al genitore oppure no?

Se sì, ci si trova nel terreno del finanziamento o prestito familiare. Se no, nel terreno della liberalità. Documentare male questa intenzione può creare, anni dopo, un problema molto più grande della fiscalità: un figlio considera il denaro un regalo e gli altri familiari lo considerano un debito verso i genitori.

Donare denaro non significa semplicemente “fare un bonifico”

Il mezzo di pagamento non determina da solo la natura giuridica dell’operazione. Un bonifico può essere pagamento, rimborso, prestito, restituzione, donazione o parte di un’operazione più ampia.

Il bonifico è il modo in cui il denaro si sposta.Non dice da solo perché si sta spostando.

Per le donazioni vere e proprie, la regola civilistica generale resta l’atto pubblico con due testimoni; fanno eccezione le donazioni di modico valore. La “modicità” non dipende da una soglia universale in euro: va valutata anche rispetto alle condizioni economiche del donante.

“Modico valore” non significa “sotto una cifra prestabilita”

10.000 euro possono avere un peso molto diverso per un genitore con 60.000 euro di patrimonio rispetto a uno con 8 milioni.

La domanda corretta non è quindi “quanto posso donare senza fare l’atto pubblico?”, ma: quanto pesa quella liberalità sul patrimonio di chi la compie? L’eccezione per le donazioni di modico valore non può essere trasformata in una cifra fissa valida per chiunque.

Bonifico libero e denaro destinato a un acquisto non sono la stessa cosa

“Ti regalo 100.000 euro, usali come vuoi” e “metto 100.000 euro per permetterti di comprare quella casa” sono due situazioni diverse. Nel secondo caso il trasferimento del denaro può essere collegato a un’altra operazione ed è qui che possono entrare in gioco le liberalità indirette.

Va però evitata la formula semplicistica “bonifico per casa = automaticamente donazione indiretta”. La qualificazione giuridica dipende dalla struttura concreta dell’operazione, non dalla sola causale del bonifico.

Quando il genitore paga una parte della casa del figlio

Immagina una casa da 350.000 euro: la figlia dispone di 150.000 euro, i genitori mettono i restanti 200.000 euro. Le possibilità operative sono diverse: il denaro può essere trasferito prima alla figlia, il pagamento può essere effettuato direttamente dal genitore al venditore oppure la struttura può essere definita direttamente in sede di rogito.

Il Consiglio Nazionale del Notariato richiama espressamente il caso in cui i genitori finanziano in tutto o in parte l’acquisto della casa del figlio e segnala l’utilità di rendere leggibile nell’operazione la provenienza del denaro.

Se il denaro serve per un acquisto importante, non si progetta prima il bonifico e solo dopo lo si racconta al notaio.Si progetta l’operazione insieme all’acquisto.

Perché far emergere la provenienza del denaro

Non serve soltanto “per il fisco”. Serve a rendere leggibile chi ha realmente sostenuto economicamente l’acquisto, perché il figlio ha ricevuto quelle somme e che cosa un domani dovrà essere ricostruito nella storia patrimoniale della famiglia.

Documentare non significa sospettare della famiglia. Significa evitare che fra vent’anni tutti ricordino una storia diversa.

La fiscalità: 100.000 euro e 1,1 milioni non sono la stessa donazione

Tra genitore e figlio, l’articolo 56 del Testo Unico sulle Successioni e Donazioni prevede un’imposta del 4% sulla parte del valore che eccede la franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario.

Un figlio che riceve una donazione imponibile di 700.000 euro rimane sotto la franchigia. Se il valore imponibile arriva a 1.200.000 euro, l’aliquota del 4% si applica sulla parte eccedente la franchigia, secondo le regole previste.

Ma la franchigia non va letta come “posso bonificare fino a un milione senza pensarci”. Forma civilistica e imposta sono due problemi diversi.

Le donazioni precedenti contano

Immagina un genitore che ha già donato 300.000 euro nel 2018, 400.000 euro nel 2023 e vuole trasferire altri 500.000 euro nel 2026. Non ha senso analizzare l’ultima operazione come se le precedenti non esistessero.

L’articolo 57 del TUS prevede che, ai soli fini delle franchigie, si tenga conto delle precedenti donazioni rilevanti fatte dallo stesso donante allo stesso beneficiario, con le esclusioni previste dalla norma. E non basta necessariamente recuperare l’importo storico indicato nel vecchio atto: la disciplina vigente stabilisce criteri specifici di valorizzazione e parla di valore attuale dei beni e dei diritti donati.

La domanda fiscale corretta, quindi, non è soltanto “quanto sto donando oggi?”, ma: qual è la storia delle liberalità tra queste due persone?

Un caso particolare: i soldi usati per comprare una casa

L’articolo 1, comma 4-bis, del TUS prevede che l’imposta di donazione non si applichi, in determinate condizioni, alle donazioni o altre liberalità collegate ad atti di trasferimento o costituzione di diritti immobiliari — oppure di trasferimento d’azienda — quando l’atto collegato è soggetto a imposta di registro proporzionale o IVA.

Questo non significa che “i soldi regalati per comprare casa non sono mai tassati”. Significa che il trattamento dipende dalla struttura concreta dell’operazione e dall’effettivo collegamento con l’atto. Proprio per questo conviene progettare trasferimento e acquisto insieme, invece di cercare di ricostruirne il significato a posteriori.

Donare 300.000 euro o donare una casa da 300.000 euro non è equivalente

Il denaro è liquido, divisibile e utilizzabile per obiettivi diversi. Una casa è localizzata, indivisibile, comporta costi, fiscalità propria, manutenzione, può produrre reddito e richiede tempo per essere venduta.

Uguale valore di mercato non significa uguale utilità patrimoniale. Su questo specifico tema puoi approfondire Donare un immobile a un figlio: cosa valutare prima.

Se dono l’immobile, che cosa sto togliendo dal mio patrimonio?

Immagina una casa locata da 300.000 euro, con un canone rilevante per il proprietario. Donandola, il figlio riceve 300.000 euro di patrimonio immobiliare. Il genitore, però, perde contemporaneamente la proprietà, il reddito da locazione, una riserva patrimoniale, un’eventuale garanzia e la possibilità futura di venderla se ne avesse bisogno.

Il costo della donazione per il genitore, quindi, non coincide necessariamente con il valore attribuito al figlio.

La riforma del 2025 ha cambiato il problema degli immobili donati

Per anni la provenienza donativa poteva creare problemi importanti alla successiva vendita o alla bancabilità del bene. La legge 2 dicembre 2025, n. 182 ha modificato profondamente il sistema. Il Consiglio Nazionale del Notariato descrive il nuovo assetto come un superamento del tradizionale diritto di seguito nei confronti dei terzi acquirenti a titolo oneroso e come un rafforzamento della stabilità della circolazione e della bancabilità dei beni di provenienza donativa.

La riforma è entrata in vigore il 18 dicembre 2025 ed è pienamente operativa, dopo il periodo transitorio, dal 18 giugno 2026.

Questo non significa che i diritti dei legittimari siano scomparsi. La riforma ha soprattutto separato maggiormente la sorte del bene acquistato dal terzo dal rapporto economico che può ancora aprirsi tra il legittimario leso e il beneficiario della liberalità.

Donazione e successione: il conto non finisce nel giorno del bonifico

Immagina un genitore con due figli: nel 2026 dona 100.000 euro a Milena, nel 2029 dona 250.000 euro a Osvaldo. Nel 2040 si apre la successione. Quelle operazioni non diventano semplicemente “vecchi regali” dimenticati.

Le liberalità possono assumere rilievo rispetto ai diritti successori e alle quote riservate. La loro lettura dipende dalla situazione familiare, dal patrimonio rimasto e dalle regole applicabili al momento dell’apertura della successione. Per comprendere il quadro generale puoi leggere Come fare testamento in Italia, Successione senza testamento e Imposta di successione: quanto si paga davvero.

Non è necessario aiutare i figli nello stesso momento né nello stesso modo

Immagina una figlia che riceve 100.000 euro per acquistare casa a 30 anni e un figlio che non riceve alcun aiuto a 30 anni, ma 150.000 euro dieci anni dopo per entrare in società.

Non è necessario sostenere che ogni figlio debba ricevere esattamente la stessa cifra nello stesso momento. La domanda patrimoniale è: esiste un criterio leggibile? Equità e simmetria non sono necessariamente la stessa cosa.

Ma “poi sistemeremo tuo fratello” non è un piano successorio

Un genitore dona oggi un immobile da 400.000 euro alla figlia e dice: “poi lascerò qualcosa in più a tuo fratello”. Nel frattempo, però, possono cambiare il valore degli immobili, gli investimenti, la salute, le spese, il patrimonio residuo e la composizione stessa della famiglia.

Compensare domani una donazione fatta oggi richiede che domani esista ancora il patrimonio con cui farlo.Una promessa verbale non sostituisce una pianificazione verificata nel tempo.

Prima di donare, quanto deve rimanere ai genitori?

Immagina genitori di 65 anni con un patrimonio di 1,5 milioni di euro che si chiedono: “possiamo dare 300.000 euro a nostra figlia?” Non si può rispondere guardando soltanto 300.000 su 1.500.000, cioè il 20%.

Bisogna ricostruire casa, redditi, pensioni, liquidità, investimenti, assistenza futura, possibile non autosufficienza, presenza di altri figli, debiti e immobili poco liquidi. È lo stesso principio che sta alla base di un check-up patrimoniale: la singola operazione va letta dentro l’intero patrimonio.

La domanda corretta è: dopo il trasferimento, il patrimonio residuo continua a finanziare bene la vita dei genitori?

Donare presto può essere molto utile. Donare troppo presto può togliere libertà

Trasferire ricchezza quando il figlio ne ha realmente bisogno può avere molto più valore che trasferirla decenni dopo. 100.000 euro a 32 anni per una casa e 100.000 euro ricevuti a 65 anni per successione possono avere un’utilità completamente diversa.

Ma anticipare il trasferimento significa anche anticipare il momento in cui il genitore rinuncia alla disponibilità di quelle risorse. Il vero compromesso è tra utilità per il figlio oggi e autonomia del genitore domani. È una decisione che appartiene a un piano finanziario, non soltanto a un calcolo fiscale.

Un caso completo: tre modi di aiutare la stessa figlia

Wanda ha 67 anni, un’abitazione principale, un appartamento da 280.000 euro, 600.000 euro finanziari e una pensione. Sua figlia vuole comprare casa da 400.000 euro. Wanda potrebbe scegliere tra tre strade.

Donare 150.000 euro in denaro. È la soluzione più flessibile per la figlia, ma il trasferimento va strutturato correttamente e va misurato il suo effetto sul patrimonio residuo di Wanda.

Finanziare direttamente l’acquisto. Il denaro entra nella struttura dell’operazione immobiliare e la sua provenienza può essere resa leggibile nell’ambito del rogito.

Donare alla figlia l’appartamento da 280.000 euro. Trasferisce più valore nominale, ma forse non risolve affatto il problema: la figlia dovrebbe prima vendere l’appartamento per comprare la casa che desidera davvero.

La donazione più grande non è necessariamente l’aiuto migliore.

Tre verifiche prima di decidere

Per chi riceve

Che cosa gli serve realmente? Denaro, casa, capitale per un’impresa, flessibilità?

Per chi dona

Che cosa rimane dopo? Reddito, liquidità, autonomia e margine per gli imprevisti.

Per la famiglia

La scelta resta comprensibile nel tempo? Aiuti precedenti, altri figli, successione futura e documentazione raccontano una storia coerente?

Prima del bonifico o del rogito, raccogli questi dati

  1. Importo o valore del bene che si vuole trasferire.
  2. Finalità reale: regalo, prestito, acquisto di una casa, impresa o altro progetto.
  3. Donazioni precedenti tra lo stesso donante e lo stesso beneficiario.
  4. Patrimonio che resterà al donante, distinguendo liquidità, redditi e beni poco liquidi.
  5. Altri figli o legittimari e liberalità già effettuate in famiglia.
  6. Documentazione e forma dell’operazione da verificare con il notaio e, quando necessario, con il professionista fiscale prima di trasferire il denaro o il bene.

La domanda finale non è “quanto posso donare senza pagare tasse?”

Un milione di franchigia fiscale non significa un milione di capacità patrimoniale di donare. La legge può stabilire quando scatta una determinata imposta. Non può dire quanto servirà a 80 anni, se un figlio ha davvero bisogno di quel bene, se si stanno creando squilibri tra fratelli o se il patrimonio che rimane è ancora sufficientemente robusto.

Una buona donazione non è quella che trasferisce più valore con meno imposte.È quella che aiuta davvero chi riceve senza rendere fragile chi dona e senza lasciare alla futura successione una storia che nessuno riesce più a ricostruire.

Fonti essenziali

Nota informativa. Forma dell’atto, trattamento fiscale e conseguenze successorie dipendono dalla struttura concreta dell’operazione. Prima di trasferimenti rilevanti è opportuno confrontarsi con il notaio e, quando necessario, con il professionista fiscale. Il contenuto ha finalità informative e non sostituisce una consulenza personalizzata.

PRIMO COLLOQUIO

Stai valutando una donazione concreta?

Nel primo colloquio possiamo partire da ciò che vuoi trasferire, da ciò che deve restare a chi dona e dal resto del patrimonio familiare per capire quali domande portare poi al notaio e, quando necessario, al professionista fiscale. Non sostituisce la loro valutazione specialistica.

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IN BREVE

Donare denaro, finanziare l’acquisto di una casa o trasferire un immobile non sono la stessa operazione. Cosa valutare tra forma, fiscalità, patrimonio residuo e futura successione.

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Fotografia patrimoniale essenziale

L’AUTRICE

Noemi Zirpoli

Consulente finanziaria e patrimoniale a Torino. Aiuta persone e famiglie a leggere insieme mutui, liquidità, investimenti, previdenza e protezione prima di prendere decisioni sui singoli strumenti.

Nota informativa. Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce una raccomandazione personalizzata. Le decisioni finanziarie devono essere valutate considerando situazione patrimoniale, obiettivi, orizzonte temporale e propensione al rischio della singola persona.